lunedì 30 novembre 2009

Orlando ricevuto da Fini - domani l'incontro a Roma con il presidente della Camera



TANTO AFFETTO E UNA SPERANZA

Ad accogliere il dodicenne anche il presidente di Telethon, Luca Cordero di Montezemolo e il direttore generale di Telethon, Francesca Pasinelli

“Una bellissima notizia. Il Presidente On. Gianfranco Fini ha espresso il desiderio di incontrarvi nel suo salottino privato alla Camera, insieme al Presidente di Telethon Luca Cordero di Montezemolo e la Direttore Generale di Telethon Francesca Pasinelli”. Questo il testo dell’e-mail di Alessia Daturi dell’ufficio stampa filo diretto con i pazienti del Comitato Telethon Italia di Milano giunto ieri mattina in casa del piccolo Orlando Barrasso, dodici anni, affetto da “amaurosi congenita di Leber”.A raccontare alla “Gazzetta” papà Giuseppe medico psichiatra e mamma Adriana: “l’incontro con la terza carica dello Stato è per martedì 1 dicembre alle ore 16 presso la Sala della Regina Palazzo di Montecitorio”. Nelle parole c’è gioia, tanta, la si legge negli occhi. Occhi non più spenti, non più rigonfi di lacrime, non più privi di luce specie quelli di Orlando perché grazie alla terapia genetica messa a punto dal centro di ricerca in Italia finanziata dalla fondazione Telethon, coordinata da Alberto Auricchio, ricercatore del Tigem e professore associato dell'Università Federico II di Napoli, per lui e per altre persone è iniziato un cammino di speranza. L'amaurosi congenita di Leber è una forma di retinopatia di origine genetica e provoca cecità o gravissimi danni alla vista già nei primi mesi di vita, non ci sono cure. Il piccolo Orlando è stato il dodicesimo paziente al mondo, il primo per dosaggio più elevato, ad essere stato sottoposto alla nuova sperimentazione che sembra aver dato risultati positivi. “L’intervento dopo la fase preliminare al Tigem di Napoli, afferma papà Giuseppe, è stato eseguito lo scorso 2 giugno presso l'ospedale Children's hospital of Philadelphia, fra i primi cinque ospedali migliori degli Stati Uniti. Coordinato dalla dr.ssa Kathy Marshall che ha seguito passo passo tutta l'evoluzione dei controlli su Orlando, affiancata dalla ricercatrice dr.ssa Jean Bennett, moglie del dr. Maguire il quale ha letteralmente eseguito l’intervento che è consistito in un'iniezione nell'occhio destro di un virus attenuato che fungeva da vettore (una sorta di taxi) del codice genetico corretto che dovrebbe sostituire quello alterato nella retina,. Dal nostro rientro in Italia sono ripresi i controlli al Tigem dove collaborano i dottori Enrico Maria Surace e Sandro Banfi, il quale si è occupato dello screening genetico dei primi pazienti idonei all'intervento. Mentre il reclutamento e il follow-up dei pazienti sono affidati a Francesca Simonelli del Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli. Gli esiti sono rassicuranti. E’ una esperienza la nostra, davvero singolare. Per noi parlarne pubblicamente non solo significa ringraziare le tante persone che sono state e sono vicine ad Orlando che pur cosi piccolo ha dimostrato tanta forza d’animo e coraggio. I medici ci confortano ad andare avanti e quel che vogliamo far giungere è la fiducia verso la ricerca italiana che con l’aiuto di Telethon, sostenuto da tutti, ha ridato a noi e ad altre famiglie fiducia realizzando intimi sogni di vita nella normalità. Ci colpisce molto la sensibilità del Presidente Gianfranco Fini verso Orlando, con lui ci saranno anche altri tre pazienti Jolanda, Tommaso, Alessandro. Tra i testimonial per Telethon 2009 con cui la ricerca genetica ha raggiunto risultati positivi”.

venerdì 27 novembre 2009

Uno dei fusti di rifiuti speciali ospedalieri scoperti sul territorio della Murgia da Alessio Dipalo proveniente dalla Usl 16 di Modena. Le sue denuncie hanno acceso i riflettori su uno dei più odiosi reati ambientali, quello per l’appunto del traffico illecito dei rifiuti.



Dopo il prestigioso premio internazionale “Rosario Livatino” legato alla memoria del giudice ragazzino ucciso dalla mafia ricevuto a marzo con Carlo Vulpio per il suo libro “Roba Nostra” e Cosimo Forina della Gazzetta del Mezzogiorno, ad Alessio Dipalo direttore di Radio Regio Stereo di Altamura domenica 29 novembre a Faenza un nuovo importante riconoscimento. Quello del “Meeting degli indipendenti 2009” durante la premiazione di Current Tv. Con Alessio Dipalo riceverà per l'impegno sociale la stessa agnizione Pino Maniaci direttore di Tele Jato. La motivazione: “due esempi di come fare della radio, oltre che un elemento di intrattenimento grazie alla musica, un punto di riferimento per la trasparenza a favore dei cittadini contro le mafie che si impossessano delle risorse pubbliche”. Alessio Dipalo è la voce più scomoda della Murgia che tuona usando ironia e scherno contro gli abusi dei potenti, del potere, legati alla politica, alle gestione “allegra” delle amministrazioni, al rischio dell’incancrenirsi dei valori morali ed etici del territorio con infiltrazioni mafiose, denunciando il traffico illegale dei rifiuti sul territorio. Una voce Libera che non si è sottratta all’accusa anche per quanto andava accadendo a Spinazzola sulla ormai annosa vicenda della discarica di “Grottelline”. Per questo, dopo aver partecipato ad un convegno con Carlo Vulpio e Cosimo Forina a Spinazzola contro l’insediamento dell’immondezzaio a “Grottelline” il 29 giugno 2007, come di recente ha reso noto anche l’inchiesta giornalistica del settimanale “Panorama”, articolo a firma di Giacomo Amadori, subì prima una aggressione da due sicari mandati dal boss locale di Altamura per conto di un imprenditore legato al bussines dei rifiuti e poi gli fu bruciata l’autovettura. Dei suoi aggressori, uno è diventato collaboratore di giustizia messo in sicurezza con la sua famiglia, per l’altro si teme sia diventato vittima della lupara bianca. I verbali di Dipalo secretati sono diventati importanti per le indagini dell’antimafia Bari, pm Desirèe Digeronimo, e da questi con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche e da prove documentarie anche su Grottelline, sito posto sotto sequestro probatorio dal pm Michele Ruggiero, si è sviluppato quel filone di indagini che hanno portato a svelare i retroscena della nuova tangentopoli pugliese che spazia dalla Sanità alla gestione dei rifiuti e che ha vede coinvolti tra gli altri l’ex assessore regionale oggi senatore del Pd Alberto Tedesco ed il patron dei rifiuti un Puglia Carlo Dante Columella. Nel convegno che precede la premiazione: “Musica contro le mafie” si illustrerà il ruolo della musica nella lotta alle mafie. Al suo interno verrà presentato il libro-cd “Ad esempio a me piace… - Un viaggio in Calabria” Ed. Rubbettino che riceverà il premio per l'attività contro la mafia. Relatori: Marco Ambrosi musicista -Nuju/Ramsàzizz' e operatore culturale, Salvatore De Siena musicista - Parto delle Nuvole Pesanti, Daniele Comberiati scrittore, Massimo Ghiacci Modena City Ramblers – Premio per la loro attività a sostegno di Libera Terra, Danilo Chirico scrittore e fondatore archivio "stop 'ndrangheta", Pina Picierno deputato responsabile alla legalità, Lucariello musicista, autore di “Cappotto di Legno”, Loris Mazzetti giornalista Rai – Articolo 21. Diretta Web Cam dalle 9,30 alle 11 con il festival Politicamente Corretto con Don Ciotti, Carlo Lucarelli e altri ospiti.

Per quanti vogliono mettersi in contatto con Alessio Dipalo il recapito telefonico di Radio Regio Stereo di Altamura: 080 3113038 - e-mail: radioregio@libero.it

giovedì 26 novembre 2009



Le tante ragioni per riflettere ancora una volta sulle parole di Salvatore Borsellino.
Roma: piazza Farnese, la ricostruzione struggente della strage di via D’Amelio di Salvatore e il suo grido ed invito: Resistenza, Resistenza, Resistenza con cui non smette per se e per gli altri di cercare la Verità.

Da La Repubblica 26/11/2009

"La morte di Borsellino decisa prima di Capaci"
I verbali del processo Dell´Utri. Il pentito Spatuzza: anche Schifani incontrava Graviano

PALERMO - C´è il nome del presidente del senato, Renato Schifani ma anche un inedito retroscena che rivela come la decisione di uccidere Paolo Borsellino fosse stata presa prima della strage di Capaci, nelle 2000 pagine di verbali giunti dalla Procura di Firenze e depositati al processo d´appello al senatore Marcello Dell´Utri per concorso esterno di associazione mafiosa. Pagine che riscaldano la vigilia dell’attesa deposizione del pentito Gaspare Spatuzza. E´ sempre Spatuzza, dopo avere indicato Berlusconi e Dell´Utri come i «referenti» di Cosa nostra e possibili mandanti delle stragi del 93, a ricordare adesso anche di quell’avvocato che nei primi anni 90 avrebbe visto più volte incontrare il boss di Brancaccio Filippo Graviano nei capannoni di una azienda di cucine componibili, la Valtrans. Quell’avvocato, allora difensore dell’imprenditore, Pippo Cosenza, è l´attuale presidente del Senato, Renato Schifani. «Preciso che questa persona - dice Spatuzza - contattava sia Cosenza che Filippo Graviano in incontri congiunti. La cosa mi fu confermata da Filippo Graviano. Preciso che anch’io avendo in seguito visto Schifani sui giornali ed in televisione l´ho riconosciuto per la persona che all’epoca vedevo agli incontri di cui ho parlato». Indignata la reazione di Schifani che nega decisamente: «Non ho mai avuto rapporti con Filippo Graviano e non l´ho mai assistito professionalmente. Questa è la verità. Sia chiaro: denuncerò in sede giudiziaria, con determinazione e fermezza, chiunque, come il signor Spatuzza, intende infangarmi. Sono indignato e addolorato». Dura la posizione di Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori: «Schifani non può semplicemente affermare che Spatuzza è un calunniatore ma deve spiegare nel merito se conosce o ha avuto incontri con Graviano. Senza spiegazioni convincenti - aggiunge - si creerebbe un gravissimo corto circuito istituzionale che imporrebbe le dimissioni di Schifani».
Ai pm di Firenze Spatuzza racconta anche un episodio che potrebbe fare rivisitare la genesi delle stragi dell’estate del 92. Il pentito spiega infatti che la cosca mafiosa di Brancaccio, di cui lui faceva parte, fu incaricata di procurare l´esplosivo per la strage di via D´Amelio già prima che fosse ucciso Giovanni Falcone. «Noi di Brancaccio - racconta il pentito - siamo attivi prima di Capaci, quando siamo andati a prelevare l´esplosivo a Porticello e stavamo rientrando a Palermo c´è stato un problema di posto di blocco dei carabinieri. Questo evento avviene prima di Capaci. Ora se noi di Brancaccio già siamo attivi per via D´Amelio, significa che era già tutto in programma». Spatuzza offre anche un movente specifico per l´eliminazione di Falcone e Borsellino. «I due magistrati sono stati sotterrati per una questione di carceri» dichiara Spatuzza riferendosi ad un colloquio con il suo capo, Filippo Graviano che avrebbe aggiunto: «Se rimanevano vivi quei due magistrati, altro che 41bis». E un altro pentito, sempre della cosca di Brancaccio, conferma le accuse rivolte da Spatuzza a Berlusconi e Marcello Dell´Utri. E´ Giovanni Ciaramitaro: «Come politico dietro agli attentati del 93 mi indicavano sempre Berlusconi. Il politico era colui che aveva indicato anche i monumenti da colpire perché i fratelli Graviano, essendo palermitani, non li potevano conoscere».

martedì 24 novembre 2009




Gestione dei rifiuti, pronta a riaprirsi la polemica. Presentata una richiesta per inserire all’ordine del giorno della prossima assise cittadina «la fuoriuscita del Comune di Spinazzola dall’Ato Ba/4 e adesione all’Ato/Bat, nonché le dimissioni del sindaco di Spinazzola Carlo Scelzi come presidente dell’Ato Ba/4». L’istanza è stata presentata dall’opposizione. La fuoriuscita di Spinazzola dall’Ato Ba/4 come l’adesione all’omologo organismo della Provincia Barletta-Andria-Trani era stata già votata all’unanimità dal consiglio comunale il 30 gennaio 2007. Decisione mai revocata dall’amministrazione, così come ignorata dalla maggioranza guidata dal sindaco Carlo Scelzi. All’epoca nettamente contraria all’insediamento della discarica prevista a Spinazzola in località “Grottelline” da asservire al Bacino Ba/4.
LA LETTERA -Scelzi scrisse al commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Nichi Vendola, al presidente della Provincia di Bari Vincenzo Divella, al presidente Ato Ba/4 Mario Stacca, nonché ai sindaci della Provincia Barletta-Andria-Trani, comunicando di voler agire in difesa di “Grottelline”, avviando «immediatamente e di concerto con il Comune di Poggiorsini, sindaco Ignazio Di Mauro, le procedure per la formalizzazioni negli strumenti urbanistici di ogni ordine e grado della natura di sito archeologico di rilevanza europea dell’intera zona».
Poi la storia di “Grottelline” ha riservato molte sorprese. A partire dallo stesso Scelzi, deciso a volere ora la discarica a Spinazzola.
La cronaca dal 2008: dopo lo stop ai lavori per la presenza di rifiuti all’interno delle cave destinate a discarica, i sindaci dell’Ato Ba/4 si dimettono per protesta. Il 26 agosto 2008 la procura di Trani, pm Michele Ruggiero applica un sequestro probatorio a Grottelline. Tra il 30 ottobre e 3 novembre 2008 si verifica il furto della memoria del computer negli uffici della Regione all’assessorato all’ambiente retto da Michele Losappio.Per il Governo, che risponde ad una interrogazione parlamentare dell’on. Pierfelice Zazzera dell’I d V, c’entra proprio “Grottelline”. Ma non basta. Nonostante il sequestro probatorio in atto, prima l’Ato Ba/4 con i sindaci rientrati nelle loro funzioni, poi la maggioranza guidata da Scelzi, decidono di ospitare a Grottelline oltre all’impianto di biostabilizzazione previsto, anche quello per la frazione umida e un deposito per quella secca proveniente da tutto il Bacino. Intanto alle indagini condotte dalla procura di Trani, in seguito all’attentato subito dal giornalista Alessio Di Palo di Altamura, si aggiungono quelle della direzione distrettuale antimafia di Bari, pm Desirèe Digeronimo. La quale indaga su un presunto intreccio tra mafia, politica e affari, in particolare modo sul ciclo dei rifiuti. Dalle intercettazione telefoniche si giunge al filone sulla sanità pugliese. Indagati di eccellenza con l’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco oggi senatore del Pd, Carlo Dante Columella patron dei rifiuti in Puglia, nonché con altri Raffaele Crivelli, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista. Il quale ha appreso di recente dal procuratore Marco Di Napoli di essere anche indagato per smaltimento illecito di rifiuti. Intanto a “Grottelline” oltre al sito Neolitico, all’interesse paesaggistico, naturalistico e architettonico, si scopre che sotto dove doveva essere ubicato il biostabilizzatore vi sono alcune grotte, una delle quali risulta essere una chiesa rupestre a croce greca con cinque absidi. Viene presentata una variante al progetto iniziale per sostare il biostabilizzatore, approvata nonostante il sequestro probatorio in atto della procura di Trani.
AMBITO OTTIMALE -In concomitanza con la pubblicazione dell’approvazione della variante il sindaco di Spinazzola Carlo Scelzi viene nominato nuovo presidente dell’Ato Ba/4. Lo scorso 10 novembre dopo che il presidente della sesta Provincia Francesco Ventola aveva auspicato la realizzazione di un unico Ato che comprendesse solo i Comuni del nuovo Ente, la Regione ha presentato un disegno di legge, la n. 28/2009, che porta al momento la firma del dirigente Antonello Antonicelli dell’assessorato all’ecolo gia, con parere positivo del servizio bilancio e ragioneria dirigente ad interim Leonardo Volpicella e il responsabile della P.O. Vincenzo Ambruosi, nel quale si dettano le nuove norme per l’esercizio delle competenze in materia di gestione dei rifiuti in Puglia. In cui si esclude, pare intendersi, la realizzazione di nuovi Ato oltre ai 15 già esistenti, indipendentemente dal ruolo di controllo e decisione affidato dalla Regione alle Province in materia di rifiuti e ubicazione di nuovi impianti.

domenica 22 novembre 2009


La bizzarra storia dello Stemma Comunale con il fascio littorio continua. Non solo interessando altre testate giornalistiche ma anche perché con una nuova originale interpretazione del segretario-direttore generale del Comune di Spinazzola dal “Fascismo” siamo passati alla Rivoluzione Francese.



















Ora le versioni sull’ipotetico stemma del Comune di Spinazzola con il fascio littorio apparso su alcuni documenti del Palazzo di Città sono diventate due. E la seconda esposizione è molto originale. Inoltre smentisce quella fornita dal sindaco Carlo Scelzi, il quale, attenendosi alle comunicazioni fatte giungere alla Pro-loco e alle scuole dell’assessore alla cultura Nicola Di Nardi presenti nel fascicolo custodito presso la biblioteca comunale, svelava che il simbolo ritrovato negli archivi del Ministero, usato negli atti pubblici per uno scambio di file, si riferiva al periodo fascista. Scelzi ha sostenuto che il podestà Raffaele Di Lauro nel 1936 richiedendo l’autentica dello Stemma storico di Spinazzola al fine di poterlo usare nel Gonfalone: “Torre e pino in campo bianco con un declivio”, si era visto rispondere dalla commissione araldica che a loro risultava tutt’altro, ovvero: “una torre con due palmizi”. Sopra di cui per decreto del capo del governo Benito Mussolini doveva essere apposto il capo littorio in cui inserire il fascio littorio. Di chi è la seconda interpretazione? Nientepopodimeno che dell’indefesso segretario comunale del Comune di Spinazzola Giulio Rutigliano, nonché direttore generale. Il quale per sua stessa ammissione ha utilizzato lo stemma giunto da Roma nella ricerca storica nel 2007, quello con il fascio littorio, su gli atti da lui prodotti. All’indomani del primo articolo apparso sulla “Gazzetta” il giorno 11 novembre, Rutigliano, oggi ravvedutosi dell’errore scriveva una strana missiva ai capi dipartimento, nonché al sindaco Carlo Scelzi e al Nucleo di Valutazione del Comune, svelando tra l’altro l’uso di diversi stemmi nel Palazzo di Città. Infatti: “In questi giorni è montata polemica sull’utilizzo di stemmi comunali di varia foggia. Si è ricamato sulla presenza di un “fascio” su uno di essi, per la precisione, quello che ha ricevuto un riconoscimento formale basato su di una ricerca storica, almeno stando agli atti ufficiali”. Colpo di scena: “Personalmente si ritiene che il “fascio” in oggetto sia quello ascrivibile alla rivoluzione francese del 1789 e di cui si trovano esemplari nelle decorazioni dell’aula della “Assemblea Nazionale” di Francia e in quella del Congresso Americano (il Presidente Obama è apparso in televisione con alle spalle le decorazioni policrome in oggetto)”. Ma dai, Spinazzola terra di giacobini, davvero? Altra ciliegina: “In Italia, purtroppo, detto simbolo, per quanto su di uno sfondo rosso, riconduce comunemente ad un doloroso e folle passato, sicuramente irripetibile per la maturità dei Popoli”. L’inciso bisogna ammetterlo è da statista. In vero in Italia con la Repubblica nata dalla Resistenza i simboli fascisti sono stati abrogati per legge, banditi e ritenuti reato da codice penale: apologia di fascismo. Il proseguo della missiva: “Concordemente con l’Amministrazione, si ritiene che gli eventi abbiano generato l’occasione di individuare la rappresentazione grafica dello Stemma che più si avvicina a quella descritta nello Statuto. Detto segno grafico, da utilizzare quale unico stemma comunale, è quello riprodotto sulla pagina iniziale del sito istituzionale in quanto mostra “la torre, il pino, il declivio, su fondo bianco”. In buona sostanza quello in cui la città da secoli si riconosce e di cui lo stesso podestà affermava di voler usare indipendentemente da quel che gli veniva indicato nell’araldica e per questo si era persino appellato al Re d’Italia, (lettera in archivio comunale datata 15 giugno 1936). Ma arriviamo alle note finali di Giulio Rutigliano che sposta la sua attenzione sulla corona presente sullo stemma del Comune: “ Il cartiglio e la corona - assolutamente fuori dai canoni araldici in genere e dell’araldica cittadina in particolare- potranno essere corretti in un secondo momento previa consultazione popolare”. Toccherà pure fare un referendum cittadino sulla corona dello stemma? Nel dettare, non si sa a quale titolo l’indirizzo referendario, il segretario comunale a cui probabilmente nessuno ha mai detto (non è di Spinazzola) che uno studio sulla corona come sullo Stemma era stato già eseguito in passato dai compianti, Sindaco Nicola Piancone e dal ricercatore storico Antonio Carraba, poi conclude: “ Le SS.L.L., pertanto, vorranno verificare che solo detto Stemma venga utilizzato e correggere, per quanto possibile, la documentazione difforme già prodotta”. Soprattutto le sue? Ed infatti nel dare il buon esempio, il segretario, direttore generale Giulio Rutugliano ha cambiato lo Stemma sul suo tesserino via quello con il fascio littorio e finalmente “Torre e Pino”. Ora toccherà farlo anche su quello degli altri dipendenti.

sabato 21 novembre 2009

Padre Alex Zanotelli - No alla privatizazzione dell'acqua denuncia sul traffico dei rifiuti in Italia







Approvato il Decreto Ronchi che di fatto privatizza e mercifica l'ACQUA. Superato ogni limite di decenza. La battaglia per l'acqua è appena iniziata! E’ necessaria una mobilitazione dei quanti credono che sia ancora possibile fare qualcosa, dal basso! Le riflessioni e l’invito ad agire di padre Alex Zanotelli

Napoli, 19 novembre 2009
"Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua , che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi :” Maledetti voi ricchi….!”
Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua . Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano. E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? “
Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato. Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.
Per questo chiediamo:
AI CITTADINI di
-protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai propri parlamentari;
-creare gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale;-costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.
AI COMUNI di
-indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;
-dichiarare l’acqua bene comune,’ privo di rilevanza economica’;
-fare la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.
LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE MUNICIPALIZZATE .
AGLI ATO
-ai 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.
ALLE REGIONI di
-impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.
AI SINDACATI di
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.
AI VESCOVI ITALIANI di
-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell’”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);
-protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi .
ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di
-informare i propri fedeli sulla questione acqua;
- organizzarsi in difesa dell’acqua.
- AI Partiti di
- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua;
-farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.
- L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria , l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese : “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili- sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche , che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.”

Alex Zanotelli

mercoledì 18 novembre 2009



Questo il Blogger dove troverete i miei articoli da Commentare. L’avventura comincia con la strana storia dello Stemma del Comune di Spinazzola. Attendo i vostri commenti.

Martedì 10 Novembre 2009 Gazzetta Mezzogiorno Nord Barese
SPINAZZOLA LA CURIOSA TRASFORMAZIONE ARALDICA È STATA USATA PER UN BANDO PUBBLICATO SUL SITO UFFICIALE

Il fascio sullo stemma del Comune Nostalgia o anticipo di Carnevale?
Ridere a crepapelle o preoccuparsi? Il dilemma non è da poco. Cambiato lo storico stemma del Comune di Spinazzola su alcuni atti ufficiali dell’amministrazione.
Dall’araldica descrizione dello stemma: “una torre ed un pino in campo bianco ed un declivio”, si è passati a due palme, una torre, un fascio littorio su cui sovrasta una enorme corona.
La bizzarria fa mostra di se nell’avviso del “bando di mobilitá volontaria per posti uno di laureato in materie giuridico/economiche” pubblicato nel sito ufficiale del Comune di Spinazzola. Già di per se un annuncio che merita approfondimenti, considerato che l’amministrazione per questa figura professionale ha bandito un concorso, il 19 dicembre 2008 ha pubblicato la graduatoria con vincitrice Vincenza Fornelli, la quale assunta, dopo pochi mesi è andata in aspettativa per ragioni di studio richiedendo la mobilità verso altro Ente, la sesta Provincia: Barletta-Andria-Trani.
Ma torniamo allo stravolgimento dello stemma comunale. Non è la prima volta che si mette mano al simbolo identificativo della città ora si è riusciti a sorprendere per davvero. Vada per i due alberi di palme da dattero che sono pur difficili da concepire come autoctoni del territorio dell’Alta Murgia, chiudiamo un occhio per la corona sovrastante lo stemma, quello che proprio non si digerisce è il fascio littorio. Tuffiamoci nella storia, curiosando su internet abbiamo trovato: «Il più antico fascio littorio fu rinvenuto presso Vetulonia e risale, molto probabilmen te, al secolo VIII-VII. La sua struttura dì scure bipenne inserita tra dodici verghe e la sua composizione ferro rivelano stretti legami esistenti fra le tradizioni nordiche e chi fu l'artefice di tale sacro oggetto. La scure bipenne, in stretta connessione col significato del culto di Janus, dio romano delle origini, è uno dei simboli più antichi della sovranità regale. I tagli dell'ascia rappresentano esattamente “il simbolismo del fulmine”. La folgore ha significato simbolico doppio: da una parte illumina, squarcia le tenebre, dall'altro distrugge, incendia. Poiché spesso, nell'antichità, l'uso della folgore era prerogativa del dio supremo, questa è considerabile come verità che può essere intuita in forma istantanea solo da chi è capace di resistere alla prova del fuoco incenerendo tutto quello che di sé è mortale, raggiungendo, così, una condizione di supervita. Il fascismo creò dei punti di contatto tra l'antica Roma e il regime di Mussolini. La potenza, la forza, i trionfi della Roma imperiale vennero interpretati come degni anticipatori della gloria e della potenza fascista, infatti il fascismo si propose come il naturale discendente della Roma antica. Mussolini infatti si faceva chiamare Duce, che nell'antica Roma era il generale, il capo militare valoroso e trionfante in battaglia. Il fascio littorio era il simbolo del fascismo e deriva anch'esso dalla Roma antica ed allora era simbolo di autorità».
Viene ora un dubbio: non è che a Spinazzola, si è cancellata la storia degli ultimi sessant’anni di Repubblica per precipitare in rigurgiti del ventennio? Speriamo di no, altrimenti, toccherà allenarsi il saluto romano.

Mercoledì 11 Novembre 2009
L’UTILIZZO DI UN SIMBOLO ARALDICO DIVERSO DA QUELLO «CONSUETO» IN UN ATTO PUBBLICO HA FATTO SURRISCALDARE IL CLIMA POLITICO
«Stemma col fascio, Scelzi si dimetta»
La richiesta dei consiglieri del Pdl. Bufera contro il sindaco Pd: «È apologia di fascismo»

Diverse le reazione dopo l’articolo apparso ieri sulla “Gazzetta” per il cambio dello stemma di Spinazzola usato su alcuni documenti ufficiali del Comune. Tutt’altro che preso bene, nei confronto dell’episodio non è prevalsa l’ironia. La presenza del fascio littorio insieme a due palme che modificano sostanzialmente lo stemma del Comune di Spinazzola costituito da “una torre ed un pino in campo bianco e un declivio” ha scatenato un putiferio. Il Circolo della Libertà che fa capo al Pdl, due consiglieri comunali Benedetto Silvestri Vigilante e Michele d’Ercole, e il responsabile cittadino Vincenzo Rubino hanno chiesto le dimissioni del sindaco Carlo Scelzi e della sua maggioranza. E lo hanno fatto esponendo nella bacheca del partito sia il simbolo storico di Spinazzola che quello apparso sulle attestazioni dell’amministrazione. Rivolgendosi ai cittadini il Pdl ha sottolineato: «Con somma meraviglia scopriamo che non apparteniamo più alla “Torre e Pino”. Il sindaco e la maggioranza spieghino alla cittadinanza il motivo per cui hanno cambiato lo stemma del nostro Comune “testimonianza storica che ci contraddistingue da altri Comuni”. Considerato che, il sindaco e la maggioranza credono che il Comune sia cosa propria al punto da decidere in materia inopportuna anche questo chiediamo che presentino immediatamente le dimissioni. Perché solo un atteggiamento irresponsabile può dar vita ad episodi di questo tipo». Un’immediata verifica sugli atti posti in essere dall’amministrazione con il nuovo stemma è stata chiesta anche dal consigliere del Partito socialista, Giovanni Orlandino: «Chi ha responsabilità di questo assurdo episodio deve pagare ogni conseguenza. È difficile immaginare che segretario comunale e sindaco non si siano accorti dove stavano apponendo le loro firme». Mentre la consigliera Franca Carbone dell’Italia dei Valori si è posta la domanda «se delibere, determine e l’avviso di bando di mobilità pubblicati all’albo pretorio con quello stemma, estraneo alla Città di Spinazzola, siano da ritenersi validi. In caso negativo chi si assumerà l’onere della nullità degli atti?». E c’è chi sostiene che quel fascio littorio sia una violazione della XII norma transitoria della Costituzione che sancisce il divieto di ricostituzione del partito fascista, dicendosi pronto a fare un esposto al Prefetto e alla magistratura. Ma cosa può aver indotto all’uso di uno stemma diverso rispetto a quello storico della Città? È quanto si auspicano venga chiarito dal sindaco Scelzi alcuni iscritti al Pd, i quali hanno espresso aspre critiche su questa “bizzarria” da parte del loro sindaco: «E’ certo che si tratta di una grave violazione della legge. L’episodio potrebbe portare a gravi conseguenze anche per lo stesso primo cittadino, ed è bene che questi chiarisca pubblicamente quello che è successo. L’eventuale responsabile non può restare impunito, altrimenti la maggioranza si assumerà tutte le conseguenze del caso». Il fascio littorio usato durante il ventennio fascista apparso sullo stemma della città dell’antifascismo, dove ancora sono vivi i ricordi delle lotte bracciantili, la mobilitazione contro ogni dittatura, la difesa della libertà e dei valori della Resistenza, e dove riposano i 22 martiri trucidati dai nazisti a Murgetta Rossi, è quindi stato percepito come uno schiaffo all’identità e alla storia. A Scelzi chiarire e provare a ristabilire serenità in Città.


Giovedì 12 Novembre
STEMMA COL FASCIO IL SINDACO: «È STATO SOLO UN DISGUIDO»
Dopo la comparsa dello stemma della città, con tanto di fascio littorio, su alcuni atti ufficiali, il sindaco Carlo Scelzi ha accolto l’invito della “Gazzetta” a far chiarezza sull’uso di un altro stemma rispetto a quello ufficiale.

STEMMA E GONFALONE -Ma il chiarimento «chiarisce» fino ad un certo punto. Anzi, poco o nulla. Afferma Scelzi: «Posto che il cambiamento dello stemma e del gonfalone da parte di una amministrazione è un atto assolutamente possibile e normato tanto da essere stato effettuato da molte amministrazioni comunali nel corso degli anni, considerato che in ogni caso, poiché il Comune di Spinazzola ad oggi non ha deliberato alcun cambiamento in tal senso, la circostanza segnalata non può non essere dovuta ad un disguido degli uffici». Bene. Esiste una possibilità. Tale possibilità non è stata azionata (servirebbe una modifica dello statuto comunale, ndr). E allora come è comparso lo stemma col fascio negli atti del Comune? Boh!
Il sindaco aggiunge: «Lo stemma apparso sul documento citato nell’articolo non è una bizzarrìa inventata bensì ufficialmente pervenutoci nel 2006 dal Ministero dei Beni Culturali nel dicembre 2006 quale documentazione conservata nell’Archivio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio Araldico - fascicoli comunali - n.11663. A conferma di questo ricordo che il 7/11/ 2007 e il 30/3/2008 sia alle scuole presenti sul territorio che alla Pro Loco sono stati trasmessi copia degli incartamenti pervenuti, i cui originali sono custoditi presso la Biblioteca Comunale a disposizione di chiunque voglia prendere visione».
LE RICERCHE -Il sindaco va oltre. «Da ricerche effettuate presso l’Archivio Centrale dello Stato è emerso che, a fronte di una deliberazione del Podestà Raffaele Di Lauro del 5/11/1932 intesa ad ottenere il riconoscimento per legittimo possesso e legalizzazione del proprio stemma civico con la “raffigurazione della torre del gran pino, in terreno collinoso, sormontati da Corona Marchesale” l’archivio di Stato di Napoli ha riferito che dalla sua collezione lo stemma è costituito da “una palma al naturale su campo azzurro”, mentre nel Catasto Onciario del 1741 si trova il sigillo del Comune impresso ad inchiostro in cui a causa del logorio del tempo si riesce a definire certamente l’immagine di una torre ai cui lati vi sono due piccole torri o due palme. La Commissione Araldica Napoletana, organismo consultivo all’epoca, con verbale n.239 del 19/5/1934 ha proposto la concessione dell’antico stemma del Comune previsto dal Catasto Onciario, e cioè “d’azzurro alla torre fiancheggiata da due palmizi, in tutto al naturale e terrazzato di verde”».
RESPONSABILITÀ - L’excursus storico è interessante, ma ha un difetto: non spiega l’uso attuale di quello stemma. Prosegue il sindaco: «Il 24/10/1936 il Capo del Governo ha decretato la concessione al Comune di Spinazzola dello stemma così come proposto dalla Commissione Araldica con l’aggiunta di “capo del littorio di rosso (porpora) al Fascio Littorio d’oro circondato da due rami di quercia e d’alloro annodati da un nastro dai colori nazionali. L’utilizzo del gonfalone è stato decretato dal re Vittorio Emanuele III il 21/12/1936». Per poi ricomparire misteriosamente nel 2009. La storia Logo soppresso nel 1944


LA RICERCA STORICA
«Lo stemma apparso sul documento non è una bizzarria ma è ufficialmente pervenuto nel 2006 dal ministero dei Beni culturali»
LA CONTRADDIZIONE
«Il cambiamento dello stemma e del gonfalone è un atto possibile ma il Comune di Spinazzola a oggi non ha deliberato alcun cambiamento»
Si è solo trattato di un «disguido degli uffici». Così il sindaco Carlo Scelzi eletto dal centrosinistra, a proposito dell’uso su alcuni atti della sua amministrazione dello stemma della Città decretato da Mussolini nel ’36. «Ritrovato - sottolinea - a scopo di pura ricerca storica negli archivi del Ministero». Il fatto, tuttavia, ha portato alla richiesta da parte del Pdl delle dimissioni del sindaco, nonché di verifica della validità degli atti posti in essere dall’amministrazione e sull’iden - tificazione del responsabile dell’accaduto. La forma generica con cui il sindaco ha liquidato l’episodio potrebbe pertanto non bastare. Tuttavia, va sottolineato che, così come nel 1936 Mussolini decretava l’uso dello stemma con «Fascio Littorio» a Spinazzola, il «capo littorio» sugli stemmi comunali fu successivamente soppresso a seguito del decreto legislativo luogotenenziale n.313 del 26/10/1944. Va altresì messo in risalto che la contraffazione viene sanzionata ai sensi del articoli 477 e seguenti del codice penale, quando trattasi di apologia del fascismo. Infine: lo stemma di Spinazzola così come ri portato nello statuto Comunale altro non è che «la torre ed un pino».

Martedì 17 Novembre
PRESA DI POSIZIONE DI PDL, PARTITO SOCIALISTA E ITALIA DEI VALORI
Stemma col fascio anche sui cartellini degli impiegati
Quel logo col simbolo fascista usato da due anni. Ora tutti i cartellini sono da ristampare

Lo stemma del Comune di Spinazzola con incastonato il fascio littorio, non sembra essere comparso, per errore, solo nelle ultime settimane ma era in uso addirittura da due anni. Quel simbolo di chiaro contenuto fascista è stato usato su atti pubblici, manifesti dell’amministrazione e persino sui tesserini di riconoscimento del personale di Palazzo di Città. Tesserini che ora dovranno essere ristampati. Ad alimentare le polemiche ci si è messo il partito del primo cittadino, il Partito democratico, che anziché scusarsi per l’errore, ha preferito diffondere un volantino nel quale l’intera vicenda è stata bollata come una «baggianata», minimizzando l’accaduto come un «banalissimo errore» degli uffici. Ma non la pensano così le forze politiche di opposizione: Pdl, Partito Socialista, Italia dei Valori e Udc, perché pare che lo «scambio del file» si protragga ormai da circa due anni, una svista reiterata moltissime volte, quindi. I partiti di minoranza hanno depositato una interrogazione urgente al sindaco. I consiglieri Michele D’Ercole, Benedetto Silvestri Vigilante, Franca Carbone, Nicola Di Tullio e Giovanni Orlandino, oltre a ricostruire l’accaduto, sottolineano la gravità dell’episodio: «L’uso di simboli fascisti, come noto, è vietato e punito dalla legge. Questo evento porta in risalto la scarsità di attenzione e la superficialità del controllo esistente all’interno di questa amministrazione comunale. Tale evento ha suscitato un forte risentimento all’interno della popolazione cittadina ed una vasta eco di enorme discredito per il nostro comune addirittura a livello nazionale». E poi pongono una serie di interrogativi: «Perché in alcuni atti e documenti pubblici del Comune di Spinazzola è stato utilizzato un diverso stemma da quello ufficiale contenente, tra l’altro, al suo interno, il simbolo del fascio littorio, come noto vietato dalle disposizioni di legge vigenti? È stato individuato il responsabile? Ed in caso affermativo, quali provvedimenti disciplinari sono stati adottati ed assunti nei confronti del responsabile? Quali strumenti ed accorgimenti sono stati posti in essere onde scongiurare per il prossimo futuro che possa verificarsi nuovamente tale sciagurata evenienza? Il fatto è stato portato a conoscenza del Prefetto?».
Da una attenta analisi dei documenti presenti presso la biblioteca Comunale giunti dal Ministero, di cui il sindaco ha fatto menzione in una sua nota, si evidenzia: «Vero che all’epoca fascista per una ricerca araldica fu comunicato al Comune di Spinazzola che il suo stemma era una torre tra due palmizi, ma che lo stesso podestà Raffaele Di Lauro ha sempre sostenuto che lo Stemma di Spinazzola era e doveva rimanere “Torre e pino”».